"Correvano insieme per le strade, assorbendo tutto in quella primitiva maniera che avevano e che più tardi diventò tanto più triste e ricettiva e vuota. Ma allora danzavano lungo le strade leggeri come piume, e io arrancavo loro appresso come ho fatto tutta la vita con la gente che mi interessa, perchè per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno «Oooooh!»."
Jack Kerouac - On the Road
Heracleum blog & web tools Black Bull Irish pub
Vuoi una birra? C'hanno la birra.
Vuoi un cocktail? C'hanno il cocktail.
Finite le sigarette? C'hanno le sigarette.
Vuoi un DJWINK? C'hanno il DJWINK.
Un lucano? C'avranno anche quello.
Volevi il Dj Set? C'avevano il Dj Set.
E allora chi te lo fa fare di andare in un posto del c***o con camerierine menose e gestori che fan finta di lanciare bottiglie in aria.
BLACK BULL FOR LIFE.
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"Il giorno dopo il telefono squillò a mezzogiorno. Era ancora Lydia.
«Be', è tornata con lo champagne?».
«Chi?».
«La tua puttana».
«Sì, è tornata...».
«E poi cos'è successo?».
«Abbiamo bevuto lo champagne. Era buono».
«E poi cos'è successo?».
«Be', cazzo, sai come vanno queste cose...».
Sentii un lungo lamento, come l'ululato di una lupa colpita a morte fra le nevi artiche e lasciata a morire dissanguata ...
Riappese.
Dormii per quasi tutto il pomeriggio e quella sera andai alle corse ai trotto. Persi 32 dollari, salii sulla Volks e tornai a casa.
Parcheggiai, salii i gradini della veranda e infilai la chiave nella porta. C'erano tutte le luci accese. Mi guardai in giro. I cassetti erano tutti rovesciati sul pavimento, le lenzuola e le coperte ammucchiate per terra. Dalla libreria mancavano tutti i libri, compresi quelli che avevo scritto io, una ventina. La macchina per
scrivere era scomparsa e il tostapane era scomparso e la radio era scomparsa e i dipinti erano scomparsi.
Lydia, pensai.
Mi aveva lasciato solo la TV perché sapeva che non la guardavo mai.
Uscii fuori e vidi la macchina di Lydia, ma lei non c'era.
«Lydia», chiamai. «Ehi, piccola!».
Andai su e giù per la strada e poi vidi i suoi piedi, tutt'e due, spuntavano da dietro un alberello contro il muro di una casa.
Mi avvicinai all'albero e dissi: «Senti, che cazzo vuoi?».
Lydia restò lì in silenzio. Aveva due borse con i miei libri e una cartella coi miei dipinti.
«Senti, devi ridarmi i libri e i dipinti. Sono miei».
Lydia uscì da dietro l'albero ... e si mise a urlare. Tirò fuori i dipinti e cominciò a farli a pezzi. Buttava i pezzi in aria e quando ricadevano a terra li calpestava. Portava i suoi stivali da cowgirl.
Poi tirò fuori i libri dalla borsa e cominciò a buttarli da tutte le parti, sulla strada, sul prato, dappertutto.
«Ecco i tuoi dipinti! Ecco i tuoi libri! E NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE! NON VOGLIO
SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE!».
Poi Lydia corse giù fino a casa mia con un libro in mano, il mio ultimo libro, Opere Scelte di Henry Chinaski. Urlò: «E così rivuoi i tuoi libri? Rivuoi i tuoi libri, eh? Eccoli, i tuoi stronzissimi libri! E NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE!».
Cominciò a fracassare i vetri della mia porta. Prese le Opere Scelte di Henry Chinaski e fracassò un vetro dopo l'altro, sem- pre urlando: «Rivuoi i tuoi libri? Eccoli, i tuoi stronzissimi libri! E NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE! NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE! ».
Restai lì a guardarla urlare e spaccare i vetri.
Cosa fa la polizia? pensai. Dov'è? Poi Lydia corse giù per il vialetto, al bidone della spazzatura svoltò di colpo a sinistra e corse giù per il viale della casa accanto.
Dietro a un piccolo cespuglio c'erano la mia macchina per scrivere, la mia radio e il mio tostapane.
Lydia prese la macchina per scrivere e corse in mezzo alla strada. Era una macchina per scrivere vecchia e pesante, un modello antiquato. Lydia la alzò sopra la testa con entrambe le mani e la sbatté per terra con tutta la forza di cui era capace. Il rullo si staccò e volarono via un sacco di pezzi. Si chinò a raccogliere la macchina per scrivere, la alzò di nuovo sopra la testa e urlò: «NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE!», e la risbatté per terra con tutta la forza di cui era capace.
Poi Lydia saltò in macchina e partì.
Quindici secondi dopo arrivò la pattuglia. «È una Volks arancione. Si chiama la Cosa, sembra un carro armato. Non ricordo il numero di targa; ma le lettere sono HZY, come HAZY, capito?».
«Indirizzo?».
Diedi loro l'indirizzo di Lydia ...
La beccarono subito e la riportarono indietro. La sentii gemere nel sedile posteriore, quando la pattuglia si fermò davanti a casa.
«INDIETRO!», disse uno dei poliziotti, saltando giù. Mi seguì fino in casa. Entrò e calpestò un pezzo di vetro rotto. Chissà perché prese la pila, la puntò contro il soffitto e illuminò tutti gli angoli.
«Vuole sporgere denuncia?», mi chiese il poliziotto.
«No. Ha due bambini. Non voglio che perda i bambini. L'exmarito cerca di portarglieli via. Ma per favore ditele che la gente non può andarsene in giro tranquillamente a fare cose del genere ».
«O.K.», disse, «adesso firmi qui».
Cominciò a scrivere in un piccolo taccuino a righe. Scrisse che Io, Henry Chinaski, non intendevo sporgere denuncia nei confronti di Lydia Vance.
Firmai e il poliziotto se ne andò.
Chiusi quello che restava della porta, andai a letto e tentai di dormire.
Dopo un'ora o giù di lì squillò il telefono. Era Lydia. Era tornata a casa.
«BRUTTO FIGLIO DI PUTTANA, PROVA A RACCONTARMI ANCORA DELLE TUE DONNE E RICOMINCERÒ DA CAPO, HAI CAPITO?».
Riappese."