bar219.gif (5362 byte) ManuBarahunda!

martedì, 30 settembre 2008, ore 20:50

"Il giorno dopo il telefono squillò a mezzogiorno. Era ancora Lydia.
«Be', è tornata con lo champagne?».
«Chi?».
«La tua puttana».
«Sì, è tornata...».
«E poi cos'è successo?».
«Abbiamo bevuto lo champagne. Era buono».
«E poi cos'è successo?».
«Be', cazzo, sai come vanno queste cose...».
Sentii un lungo lamento, come l'ululato di una lupa colpita a morte fra le nevi artiche e lasciata a morire dissanguata ...
Riappese.
Dormii per quasi tutto il pomeriggio e quella sera andai alle corse ai trotto. Persi 32 dollari, salii sulla Volks e tornai a casa.
Parcheggiai, salii i gradini della veranda e infilai la chiave nella porta. C'erano tutte le luci accese. Mi guardai in giro. I cassetti erano tutti rovesciati sul pavimento, le lenzuola e le coperte ammucchiate per terra. Dalla libreria mancavano tutti i libri, compresi quelli che avevo scritto io, una ventina. La macchina per
scrivere era scomparsa e il tostapane era scomparso e la radio era scomparsa e i dipinti erano scomparsi.
Lydia, pensai.
Mi aveva lasciato solo la TV perché sapeva che non la guardavo mai.
Uscii fuori e vidi la macchina di Lydia, ma lei non c'era.
«Lydia», chiamai. «Ehi, piccola!».
Andai su e giù per la strada e poi vidi i suoi piedi, tutt'e due, spuntavano da dietro un alberello contro il muro di una casa.
Mi avvicinai all'albero e dissi: «Senti, che cazzo vuoi?».
Lydia restò lì in silenzio. Aveva due borse con i miei libri e una cartella coi miei dipinti.
«Senti, devi ridarmi i libri e i dipinti. Sono miei».
Lydia uscì da dietro l'albero ... e si mise a urlare. Tirò fuori i dipinti e cominciò a farli a pezzi. Buttava i pezzi in aria e quando ricadevano a terra li calpestava. Portava i suoi stivali da cowgirl.
Poi tirò fuori i libri dalla borsa e cominciò a buttarli da tutte le parti, sulla strada, sul prato, dappertutto.
«Ecco i tuoi dipinti! Ecco i tuoi libri! E NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE! NON VOGLIO
SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE!».
Poi Lydia corse giù fino a casa mia con un libro in mano, il mio ultimo libro, Opere Scelte di Henry Chinaski. Urlò: «E così rivuoi i tuoi libri? Rivuoi i tuoi libri, eh? Eccoli, i tuoi stronzissimi libri! E NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE!».
Cominciò a fracassare i vetri della mia porta. Prese le Opere Scelte di Henry Chinaski e fracassò un vetro dopo l'altro, sem- pre urlando: «Rivuoi i tuoi libri? Eccoli, i tuoi stronzissimi libri! E NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE! NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE! ».
Restai lì a guardarla urlare e spaccare i vetri.
Cosa fa la polizia? pensai. Dov'è? Poi Lydia corse giù per il vialetto, al bidone della spazzatura svoltò di colpo a sinistra e corse giù per il viale della casa accanto.
Dietro a un piccolo cespuglio c'erano la mia macchina per scrivere, la mia radio e il mio tostapane.
Lydia prese la macchina per scrivere e corse in mezzo alla strada. Era una macchina per scrivere vecchia e pesante, un modello antiquato. Lydia la alzò sopra la testa con entrambe le mani e la sbatté per terra con tutta la forza di cui era capace. Il rullo si staccò e volarono via un sacco di pezzi. Si chinò a raccogliere la macchina per scrivere, la alzò di nuovo sopra la testa e urlò: «NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE!», e la risbatté per terra con tutta la forza di cui era capace.
Poi Lydia saltò in macchina e partì.
Quindici secondi dopo arrivò la pattuglia. «È una Volks arancione. Si chiama la Cosa, sembra un carro armato. Non ricordo il numero di targa; ma le lettere sono HZY, come HAZY, capito?».
«Indirizzo?».
Diedi loro l'indirizzo di Lydia ...
La beccarono subito e la riportarono indietro. La sentii gemere nel sedile posteriore, quando la pattuglia si fermò davanti a casa.
«INDIETRO!», disse uno dei poliziotti, saltando giù. Mi seguì fino in casa. Entrò e calpestò un pezzo di vetro rotto. Chissà perché prese la pila, la puntò contro il soffitto e illuminò tutti gli angoli.
«Vuole sporgere denuncia?», mi chiese il poliziotto.
«No. Ha due bambini. Non voglio che perda i bambini. L'exmarito cerca di portarglieli via. Ma per favore ditele che la gente non può andarsene in giro tranquillamente a fare cose del genere ».
«O.K.», disse, «adesso firmi qui».
Cominciò a scrivere in un piccolo taccuino a righe. Scrisse che Io, Henry Chinaski, non intendevo sporgere denuncia nei confronti di Lydia Vance.
Firmai e il poliziotto se ne andò.
Chiusi quello che restava della porta, andai a letto e tentai di dormire.
Dopo un'ora o giù di lì squillò il telefono. Era Lydia. Era tornata a casa.
«BRUTTO FIGLIO DI PUTTANA, PROVA A RACCONTARMI ANCORA DELLE TUE DONNE E RICOMINCERÒ DA CAPO, HAI CAPITO?».
Riappese."

Charles Bukowski - Donne


Cazzarola, dovrei fare così anche io.....

manubarahunda
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domenica, 21 settembre 2008, ore 14:06



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