bar219.gif (5362 byte) ManuBarahunda!

domenica, 29 aprile 2007, ore 23:39

Oggi passeggiata ecologica.....un paio d'ore di cottura al caldo folle con tanto di mal di pancia!!! Ih ih ih!!!! Proprio una passeggiata... aaahhhh ahhh aahhh ahhh!!!!! Eccovi un contributo....

pratoverde




...i verdi prati

del varesotto.....

robinie

 

 

...le robinie

del varesotto.....


Prato_

 

 

...le spighe

del varesotto....

 

 

 


ultimo contributo, ma non meno importante......

passeggiata

...bibiclettaro del varesotto!!!

 

manubarahunda
domenica, 29 aprile 2007, ore 14:46

 

"Innanzitutto dovevo vincere la mia arroganza, le mie resistenze intellettuali, quel senso di « questa non è roba per me ». Dovevo guardare il mondo con altri occhiali: quelli che avevo usato finora non erano necessariamente i migliori, né i meno deformanti."

manubarahunda
sabato, 28 aprile 2007, ore 19:16

Fresca era l'aria di giugno fiore

e la notte sentiva l'estate arrivar

Tequila, Mariachi e Sangria

la fiesta invitava a bere e a ballar

lui curvo e curioso taceva

una storia d'amore cercava

guardava le donne degli altri

parlare e danzare

 

e quando la notte è ormai morta

gli uccelli sono soliti il giorno annunciar

le coppie abbracciate son prime

a lasciare la fiesta per andarsi ad amar

la pista ormai vuota restava

lui stanco e sudato aspettava

lei per scherzo girò la sua gonna VINICIO CAPOSSELA

e si mise a danzar

 

lei aveva occhi tristi e beveva

volteggiava e rideva ma pareva soffrir

lui parlava stringeva ballava

guardava quegli occhi e provava a capir

e disse son zoppo per amore

la donna mia m'ha spezzato il cuore

lei disse il cuore del mio amore

non batterà mai più

 

e dopo al profumo dei fossi

a lui parve in quegli occhi potere veder

lo stesso dolore che spezza le vene

che lascia sfiniti la sera

la luna altre stelle pregava

che l'alba imperiosa cacciava

lei raccolse la gonna spaziosa

e ormai persa ogni cosa VINICIO

presto lo seguì

 

piangendo urlando e godendo

quella notte lei con lui si unì

spingendo, temendo e abbracciando quella notte

lui con lei capì

che non era avvizzito il suo cuore

e già dolce suonava il suo nome

sciolse il suo voto d'amore

e a lei si donò

 

poi d'estate bevendo e scherzando

una nuova stagione a lui parve venir

lui parlava inventava giocava

lei a volte ascoltava e si pareva divertir

ma giunta che era la sera

girata nel letto piangeva

pregava potere dal suo amore

riuscire a ritornar

 ciliegio

e un giorno al profumo dei fossi

lui invano aspettò di vederla arrivar

scendeva ormai il buio e trovava

soltanto la rabbia e il silenzio di sera

la luna altre stelle pregava

che l'alba imperiosa cacciava

restava l'angoscia soltanto

e il feroce rimpianto

per non vederla ritornar

 

il treno è un lampo infuocato

se si guarda impazziti il convoglio venir

un momento, un pensiero affannato

e la vita è viniciorapita senza altro soffrir

la poteron riconoscere soltanto

dagli anelli bagnati dal suo pianto

il pianto di quell'ultimo suo amore

dovuto abbandonar

 

lui non disse una sola parola

no, non dalla sua gola un sospiro fuggì

i gendarmi son bruschi nei modi

se da questi episodi non han da ricavar

così resto solo a ricordare

il liquore pareva mai finire

e dentro quel vetro rivide

una notte d'amor

 

quando dopo al profumo dei fossi

a lui parve in quegli occhi potere veder

lo stesso dolore che spezza le vene

che lascia sfiniti la sera

la luna altre stelle pregava

che l'alba imperiosa cacciava

a lui restò solo il rancore

per quel breve suo amore

che mai dimenticò

 

 

manubarahunda
mercoledì, 25 aprile 2007, ore 23:05

da PEACE REPORTER:

 

Apriamo alla pace. Una chiave per Rahmatullah Hanefi
Raccolta firme per aprire la porta della cella del responsabile della sicurezza di Emergency
 
 
 Apriamo alla pace
In piazza Farnese a Roma è iniziata da venerdì 20 aprile la raccolta delle chiavi simboliche destinate ad aprire la prigione di Rahmatullah Hanefi, il responsabile della sicurezza dell'ospedale di Lashkargah di Emergency, arrestato dalla polizia afgana nell'ambito della liberazione di Daniele Mastrogiacomo.
Affinché possa essere lasciato libero quanto prima e con il fine di aprire le porte anche alla pace, in un Paese da decenni devastato dalla guerra, vi chiediamo di partecipare alla raccolta firme lanciata da La Repubblica. Per ogni vostra firma, l'organizzazione non governativa Emergency aggiungerà una chiave nell'installazione di piazza Farnese. 
 

 

 

manubarahunda
mercoledì, 25 aprile 2007, ore 11:14

Ho questa foto di pura gioia
E' di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c'è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Arriva l'alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in sè
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Ed ecco arriva l'alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me
Per quello che non c'è

Savana_

Grazie a Ste per la bellissima foto!

manubarahunda
mercoledì, 25 aprile 2007, ore 10:17

Il mio giardino è grande 

come ciò che vedono i miei occhi… 

Il mio giardino è grande  

come ciò che sente il mio cuore… 

Il mio giardino è grande come i miei 28 anni… 

… spesso non mi appartiene… 

… Il mio giardino è pieno  

di pratoline e di cardi… 

.. La mia piccola felicità è nel prato… 

… anche se nascosto… 

… tanto che io stesso… 

… non lo vedo più… 

… vorrei a volte anche… 

… che non sia mai esistito … 

… Nel mio giardino c'è  di tutto 

non c'è di niente… 

… nel mio giardino 

si vede il mondo… 

… andare nella follia… 

… talvolta ciò  

fa paura… 

… non si capisce più niente…

Un bel mattino

c'era un fiore
nel mio giardino
Io, non l'ho visto
e l'ho calpestato...

Io l'avrei voluto    
...Io credo che il problema
è che si vuole sempre
avere un giardino complicato
 mentre è così bello
quando è così semplice...

erba
manubarahunda
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categoria : poesia, visioni di saggezza
lunedì, 23 aprile 2007, ore 20:01

scritta
manubarahunda
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categoria : poesia
domenica, 22 aprile 2007, ore 12:48

“Questo paese è così grande….che io non mi ci raccapezzo!!

 

Totò in "Totò Peppino e la Malafemmina"

manubarahunda
venerdì, 20 aprile 2007, ore 18:43

Sposi__

 Sempre più facile cominciare che finire… 

…1OO.OOO rimorsi.. 

… il tempo cancella tutto… 

… cura tutte le ferite… 

… forgia tutti i perdoni… 

 

… È così duro sottrarsi talvolta… 

… all'amore sbiadito dagli anni… 

… e che è tuttavia sempre là… 

… per abitudine…per stanchezza… 

… che non brilla più… 

… lo stesso a fuoco più lento… 

… Il vuoto nella casa… 

… chi ha le torce? 

… chi ha ragione? 

… le stesse liti… 

… gli stessi demoni… 

 

… quando i piatti volano al soffitto… 

… è bene sapere che è meglio partire…

...

C'è temporale nell'aria… 

… le pentole volano… 

… più rapidamente…  

… sempre più basse… 

… ancora una volta… 

… gli stessi rancori… 

… ciò odora di fine… 

… ci farà bene… 

… a tutti e due… 

… pero è così duro… ` 

  lasciarsi… 

… Il tempo curerà le ferite…

manubarahunda
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categoria : la terra desolata
giovedì, 19 aprile 2007, ore 22:01

Amici del Kuboalla riscossa!!!

 

tre

dimiincatene

 

dimifili

manubarahunda
giovedì, 19 aprile 2007, ore 21:30

manubarahunda
martedì, 17 aprile 2007, ore 22:40

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

Neruda

 

 

pizzo_2005 

manubarahunda
martedì, 17 aprile 2007, ore 21:31

Il Beppe  nazionale interviene all'assemblea di Telecom a Rozzano, ai dirigenti dice "DIMETTETEVI!!"

Qui il video dell'intervento  http://www.skylife.it/videoTg24/31240

www.beppegrillo.it

manubarahunda
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categoria : grillo
lunedì, 16 aprile 2007, ore 23:29

Voglio un mondo comico
voglio un mondo che faccia ridere
un cielo comodo
che qualcuno s'affacci a rispondere
voglio svegliarmi quando voglio
da tutti i miei sogni
voglio trovarti sempre qui
ogni volta che io ne ho bisogno


voglio volere tutto cosi
voglio riuscire a non crescere
voglio portarti in un posto che
tu proprio non puoi conoscere

voglio tenere qualcosa per me
per me

voglio il tempo libero
si ma libero proprio ogni attimo
e alzare il minimo
con la vita che mi fa il solletico
voglio restare sempre sveglio
con tutti i miei sogni
voglio tornare vergine
ogni volta che io ce n'ho voglia


voglio volere tutto cosi
voglio riuscire a non crescere

voglio portarti in un posto che
tu proprio non puoi conoscere
voglio tenere qualcosa per me
per me

voglio volere
io voglio un mondo all'altezza dei sogni che ho
voglio volere
voglio deciderlo io se mi basta o se no
voglio volere
voglio godermela tutta fin quando si può
voglio un mondo comico
che se ne frega se sembra ridicolo
un mondo facile
che paga lui e vuole fare lo splendido
voglio non dire mai "è tardi"
oppure "peccato"
voglio che ogni attimo
sia sempre meglio di quello passato


voglio volere tutto cosi
voglio riuscire a non crescere
voglio portarti in un posto che
tu proprio non puoi conoscere

voglio tenere qualcosa per me
per me

voglio volere
io voglio un mondo all'altezza dei sogni che ho

voglio volere
voglio deciderlo io se mi basta o se no
voglio volere
voglio godermela tutta fin quando si può

Luciano Ligabue

Altalena

manubarahunda
domenica, 15 aprile 2007, ore 18:38

Ogni venti minuti, in qualche parte del mondo, si ripete il rito macabro: scoppia una mina, un altro ferito, un altro mutilato, non di rado un altro morto.

Cambiano i paesi, i nomi, il colore della pelle, ma la storia di questi sventurati è tragicamente simile. C'è chi sta camminando in un prato, chi gioca nel cortile di casa o sta seguendo le capre al pascolo, chi zappa la terra o ne raccoglie i frutti.

Poi lo scoppio.

Abdurahman ha detto di aver sentito la terra esplodergli dentro. Jabbar ha fatto in tempo a vederlo, quel piccolo oggetto color sabbia seminascosto nell'erba, ma era ormai troppo tardi per evitarlo. Djamila ha sentito un clic metallico sotto il piede, e ha avuto una frazione di secondo per pensare, prima che la sua gamba sinistra si disintegrasse.

Molti altri, come Esfandyar, non ricordano nulla. Un rumore assordante, e sono stati scaraventati a terra, in una strana poltiglia di polvere, sangue e carne bruciata.

Il piede calpesta una placca di gomma, o la gamba urta un filo metallico, che in vari modi - meccanico, elettrico, chimico - attiva il detonatore. Il detonatore è un piccolo oggetto, grande come il cappuccio di una biro, fatto di esplosivo di alta qualità. Quando scoppia, fa scoppiare anche tutto il resto dell'esplosivo contenuto nella mina.

Meccanismo di attivazione, detonatore, carica principale. Tutto così asettico, per tecnici e militari. La chiamano "la catena esplosiva". Dimenticando però che alla fine della catena, quello che è esploso è Esfandyar, bambino di dodici anni.

L'esplosione ha la forma di un cono rovesciato, che sale verso l'alto. Il piede si disintegra, le ossa diventano frammenti, i muscoli si spappolano, la carne brucia.

Sassi, terra ed erba, e fango se ha piovuto di recente, si mescolano con pezzi della scarpa, con i chiodi della suola, con brandelli di calza e dei pantaloni, e tutto penetra nella carne sparato ad altissima velocità dai cinquanta o cento grammi di T.N.T., o tritolo, contenuti nella mina.

L'esplosione sale, pela le ossa della gamba, che poi il calore annerisce, i muscoli del polpaccio diventano grotteschi cavolfiori bruciacchiati.

Per chi è fortunato, l'altra gamba ha solo qualche grande ferita profonda piena di sporcizia, ma è ancora lì. Molti altri, purtroppo, si ritrovano con grosse ferite nelle natiche, nei genitali, nell'ano.

Il padre di Esfandyar ha sentito il botto, e ha capito subito. Ha avuto il coraggio, o l'istinto, di correre giù per il pendio, di entrare in quel campo minato, per andare a prendere il figlio. Si è tolto il turbante, glielo ha fasciato intorno alla coscia e ha preso in braccio - non riesco a immaginare i suoi pensieri di quel momento - quel bambino in fin di vita, maciullato. E' tornato sui suoi passi, urlando a chiamare aiuto, ed è iniziata la ricerca disperata di un mezzo di trasporto, uno qualsiasi, per raggiungere un ospedale.

Hanno avvolto Esfandyar in un grande lenzuolo, subito diventato rosso, e l'hanno caricato sul retro di un automezzo agricolo. Che cosa avrà pensato suo padre, durante quel viaggio disperato, procedendo lentamente per strade sterrate verso Suleimania, lontana ancora diverse ore?

Esfandyar non si è lamentato - ci ha detto il padre - né per il dolore né per la strada dissestata, era come addormentato.

Ed era ancora in quello stato soporoso, quando è arrivato al pronto soccorso del nostro ospedale. Braccio e gamba destra completamente spappolati, una lesione penetrante all'occhio sinistro, altre ferite al volto.

Ha detto le prime parole mezz'ora dopo, disteso sul tavolo operatorio, con quella lampada dalla luce troppo forte fissa sopra la sua testa.

Avrà pensato qualcosa Esfandyar, nel vedere da sotto facce strane, deformi, gente con la maschera e il cappello verde che gli infilavano aghi e cateteri, che gli tagliavano i vestiti sporchi e stracciati?

Per un attimo ha cercato la forza di sollevarsi, di mettersi semiseduto e guardare... Per fortuna sua non ce l'ha fatta, non ha visto il proprio corpo straziato, è ricaduto sul tavolo operatorio e l'anestesia ha fatto il suo effetto.

Si è svegliato diverso, Esfandyar, senza un braccio e senza una gamba, e resterà diverso, giovane handicappato in un paese così povero da non poter badare a lui.

Gli faranno l'elemosina, certo, ma ben difficilmente potranno dargli speranze, progetti, sogni. Per lui il peggio non è ancora passato, il difficile comincia adesso.

E quel ragazzo smilzo, che ora cammina nel cortile dell'ospedale con stampelle un po' speciali, ha davvero bisogno di futuro, di sognare qualcosa di diverso da assordanti esplosioni.

In marzo abbiamo aperto una nuova sezione dell'ospedale. Esfandyar ha tenuto il discorso di inaugurazione, di fronte a tanta gente e alle autorità. Ha detto di star bene, di essere felice in questo ospedale, ha detto che tornerà presto a casa, ha ringraziato tutti, ha lanciato in aria una colomba bianca.

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da "Pappagalli Verdi - Cronache di un chirurgo di guerra", Gino Strada

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manubarahunda