bar219.gif (5362 byte) ManuBarahunda!

martedì, 10 febbraio 2009, ore 12:22

Parla piano e poi
non dire quel che hai detto gia’
le bugie non invecchiano
sulle tue labbra aiutano
tanto poi
è un’altra solitudine specchiata
scordiamoci di attendere
il volto per rimpiangere
Parla ancora e poi
dimmi quel che non mi dirai
versami il veleno di
quel che hai fatto prima…
su di noi
il tempo ha gia’ giocato ha gia’ scherzato
ora non rimane che
provar la verita’
Che ti da’ che ti da’
nascondere negli angoli
dire non dire
il gusto di tradire una stagione
sopra il volto tuo
pago il pegno di
volere ancora avere
ammalarmi di te
raccontandoti di me
Quando ami qualcuno
meglio amarlo davvero e del tutto
o non prenderlo affatto
dove hai tenuto nascosto
finora chi sei?
cercare mostrare provare una parte di sé
un paradiso di bugie
La verita’ non si sa non si sa..
come riconoscerla
cercarla nascosta
nelle tasche i cassetti il telefono
che ti da’ che mi da’
cercare dietro gli angoli
celare i pensieri
morire da soli
in un’alchimia di desideri
sopra il volto tuo
pago il pegno di
rinunciare a me
non sapendo dividere
dividermi con te
Che ti da’ che mi da’
affidarsi a te non fidandomi di me..
Sopra il volto tuo
pago il pegno di
rinunciare a noi
dividerti soltanto
nel volto del ricordo

manubarahunda
lunedì, 19 gennaio 2009, ore 09:37

Le 5 cose che mi fanno diffidare di un uomo

             Tre sono le cose che mi fanno diffidare di un uomo, tanto da stargli alla larga: la mancanza assoluta di autoironia e autocritica; il fatto che racconti barzellette sui campi di concentramento; l’accusare gli altri delle proprie colpe, se inconsapevole, peggio. Poi ce n’è una quarta, generale, che mi fa diffidare dello strumento principe con cui i politici di oggi credono di giustificare tutto: i sondaggi. Affidare la democrazia ai sondaggi è l’inizio della tirannide. Altrimenti, se nel ventennio ci fossero stati Pagnoncelli e la Demoskopea, nelle adunate di piazza Venezia la democrazia avrebbe fatto bingo.
Nella sola giornata di ieri ho letto che Berlusconi ha dichiarato che la nostra televisione è indegna di un paese civile (infatti è sua). Ha raccontato una barzelletta sugli ebrei nei lager (la “battuta” sui campi di concentramento è riportata sul Corriere di oggi). Ha dichiarato di non essersi mai considerato basso né di aver mai sofferto di problemi al riguardo. (Il Corriere si è guardato bene dall’intervistare il calzolaio che gli scolpisce quei tacchi da piramide di Cheope). Infine si è molto risentito delle polemiche all’interno della sua coalizione, non in quanto tali, ma perché gli hanno fatto perdere “cinque o sei punti”.
Dimenticavo la quinta cosa che non sopporto in un uomo e mi induce una diffidenza assoluta: sentirlo parlar male di Berlusconi, perché non se ne può più neanche di questo. Ma oggi sono stato attento. Ho cercato di limitarmi allo stretto necessario.
manubarahunda
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venerdì, 16 gennaio 2009, ore 08:44

e che due coglioni.
manubarahunda
martedì, 13 gennaio 2009, ore 11:46

Corriere della Sera.it
DAL NOSTRO CORRISPONDENTELONDRA - I giornali dell'Inghilterra spazzata dal vento e dalla pioggia di gennaio non hanno dubbi: «Ecco il miglior lavoro della terra, per 70mila euro di guadagno in sei mesi». In realtà, quello offerto dall'ente per il turismo australiano non è esattamente un impiego sulla terra, ma su una striscia di sabbia nella Great Barrier Reef, la grande barriera corallina. E Leggi ancora...
manubarahunda
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martedì, 13 gennaio 2009, ore 10:08

Tiger, tiger, burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?

In what distant deeps or skies
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?
What the hand dare seize the fire?

And what shoulder and what art
Could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat,
What dread hand and what dread feet?

What the hammer? what the chain?
In what furnace was thy brain?
What the anvil? What dread grasp
Dare its deadly terrors clasp?

When the stars threw down their spears,
And water'd heaven with their tears,
Did He smile His work to see?
Did He who made the lamb make thee?

Tiger, tiger, burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye
Dare frame thy fearful symmetry?

 

 

Tigre! Tigre! Ardente e Luminosa,
 nella foresta della notte,
 Quale immortale mano o occhio
 potè dare forma alla tua terribile simmetria?
 
 In quali lontanissimi cieli
 bruciò il fuoco dei tuoi occhi?
 Su quali ali osa egli librarsi?
 Che cosa osa afferrare il fuoco?
 
 E quale spalla, e quale braccio
 riuscì a torcere le fibre del tuo cuore?
 
 E, quando il tuo cuore iniziò a battere,
 quale spaventosa mano, e quale spaventoso piede?
 Quale il martello? E quali catene?
 In quale fornace fu la tua mente?
 
 Quale incudine? Quale terribile presa
 osa afferrare il suo mortale terrore?
 
 Quando le stelle lanciavano a terra i loro dardi
 e inondarono il cielo con le loro lacrime
 sorrise vedendo il suo lavoro?
 
 Fu colui che fece l'agnello a fare te?
 Tigre! Tigre! Ardente e Luminosa,
 nella foresta della notte,
 Quale immortale mano o occhio
 potè dare forma alla tua terribile simmetria?

manubarahunda
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categoria : poesia
lunedì, 12 gennaio 2009, ore 13:53

"Siamo acqua che scorre come dita sul foglio, anime nude in cerca di carne per vestirsi, parole senza una casa."

Diego Cugia

manubarahunda
giovedì, 08 gennaio 2009, ore 15:21

E' che cerco di capire di cos'è che ho bisogno, per riempire questo vuoto.
manubarahunda
giovedì, 08 gennaio 2009, ore 12:34

Credo che ricomincerò a scrivere qualcosa qui a partire da oggi...

Oggi mi gira così. Trasferimento ufficio effettuato. Che palle. E domani cosa succederà?

Mi manca il mio primo amore. Lo vorrei incontrare. Avevo solo 10 anni, o giù di li.

manubarahunda
lunedì, 22 dicembre 2008, ore 12:23

Il testamento di Tito

Fabrizio De André

Non avrai altro Dio, all'infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse, venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te,
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano
davvero, lo nominai invano.

Onora il padre. Onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice "non devi rubare"
e forse io l'ho rispettato
vuotando in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami, così sarai uomo di fede:
poi la voglia svanisce ed il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore,
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice "non ammazzare"
se del cielo vuoi essere degno.
guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno.
guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino
e scordano sempre il perdono.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri,
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri, già caldi d'amore
non ho provato dolore.
L'invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore.

manubarahunda
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martedì, 30 settembre 2008, ore 20:50

"Il giorno dopo il telefono squillò a mezzogiorno. Era ancora Lydia.
«Be', è tornata con lo champagne?».
«Chi?».
«La tua puttana».
«Sì, è tornata...».
«E poi cos'è successo?».
«Abbiamo bevuto lo champagne. Era buono».
«E poi cos'è successo?».
«Be', cazzo, sai come vanno queste cose...».
Sentii un lungo lamento, come l'ululato di una lupa colpita a morte fra le nevi artiche e lasciata a morire dissanguata ...
Riappese.
Dormii per quasi tutto il pomeriggio e quella sera andai alle corse ai trotto. Persi 32 dollari, salii sulla Volks e tornai a casa.
Parcheggiai, salii i gradini della veranda e infilai la chiave nella porta. C'erano tutte le luci accese. Mi guardai in giro. I cassetti erano tutti rovesciati sul pavimento, le lenzuola e le coperte ammucchiate per terra. Dalla libreria mancavano tutti i libri, compresi quelli che avevo scritto io, una ventina. La macchina per
scrivere era scomparsa e il tostapane era scomparso e la radio era scomparsa e i dipinti erano scomparsi.
Lydia, pensai.
Mi aveva lasciato solo la TV perché sapeva che non la guardavo mai.
Uscii fuori e vidi la macchina di Lydia, ma lei non c'era.
«Lydia», chiamai. «Ehi, piccola!».
Andai su e giù per la strada e poi vidi i suoi piedi, tutt'e due, spuntavano da dietro un alberello contro il muro di una casa.
Mi avvicinai all'albero e dissi: «Senti, che cazzo vuoi?».
Lydia restò lì in silenzio. Aveva due borse con i miei libri e una cartella coi miei dipinti.
«Senti, devi ridarmi i libri e i dipinti. Sono miei».
Lydia uscì da dietro l'albero ... e si mise a urlare. Tirò fuori i dipinti e cominciò a farli a pezzi. Buttava i pezzi in aria e quando ricadevano a terra li calpestava. Portava i suoi stivali da cowgirl.
Poi tirò fuori i libri dalla borsa e cominciò a buttarli da tutte le parti, sulla strada, sul prato, dappertutto.
«Ecco i tuoi dipinti! Ecco i tuoi libri! E NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE! NON VOGLIO
SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE!».
Poi Lydia corse giù fino a casa mia con un libro in mano, il mio ultimo libro, Opere Scelte di Henry Chinaski. Urlò: «E così rivuoi i tuoi libri? Rivuoi i tuoi libri, eh? Eccoli, i tuoi stronzissimi libri! E NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE!».
Cominciò a fracassare i vetri della mia porta. Prese le Opere Scelte di Henry Chinaski e fracassò un vetro dopo l'altro, sem- pre urlando: «Rivuoi i tuoi libri? Eccoli, i tuoi stronzissimi libri! E NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE! NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE! ».
Restai lì a guardarla urlare e spaccare i vetri.
Cosa fa la polizia? pensai. Dov'è? Poi Lydia corse giù per il vialetto, al bidone della spazzatura svoltò di colpo a sinistra e corse giù per il viale della casa accanto.
Dietro a un piccolo cespuglio c'erano la mia macchina per scrivere, la mia radio e il mio tostapane.
Lydia prese la macchina per scrivere e corse in mezzo alla strada. Era una macchina per scrivere vecchia e pesante, un modello antiquato. Lydia la alzò sopra la testa con entrambe le mani e la sbatté per terra con tutta la forza di cui era capace. Il rullo si staccò e volarono via un sacco di pezzi. Si chinò a raccogliere la macchina per scrivere, la alzò di nuovo sopra la testa e urlò: «NON VOGLIO SENTIR PARLARE DELLE TUE DONNE!», e la risbatté per terra con tutta la forza di cui era capace.
Poi Lydia saltò in macchina e partì.
Quindici secondi dopo arrivò la pattuglia. «È una Volks arancione. Si chiama la Cosa, sembra un carro armato. Non ricordo il numero di targa; ma le lettere sono HZY, come HAZY, capito?».
«Indirizzo?».
Diedi loro l'indirizzo di Lydia ...
La beccarono subito e la riportarono indietro. La sentii gemere nel sedile posteriore, quando la pattuglia si fermò davanti a casa.
«INDIETRO!», disse uno dei poliziotti, saltando giù. Mi seguì fino in casa. Entrò e calpestò un pezzo di vetro rotto. Chissà perché prese la pila, la puntò contro il soffitto e illuminò tutti gli angoli.
«Vuole sporgere denuncia?», mi chiese il poliziotto.
«No. Ha due bambini. Non voglio che perda i bambini. L'exmarito cerca di portarglieli via. Ma per favore ditele che la gente non può andarsene in giro tranquillamente a fare cose del genere ».
«O.K.», disse, «adesso firmi qui».
Cominciò a scrivere in un piccolo taccuino a righe. Scrisse che Io, Henry Chinaski, non intendevo sporgere denuncia nei confronti di Lydia Vance.
Firmai e il poliziotto se ne andò.
Chiusi quello che restava della porta, andai a letto e tentai di dormire.
Dopo un'ora o giù di lì squillò il telefono. Era Lydia. Era tornata a casa.
«BRUTTO FIGLIO DI PUTTANA, PROVA A RACCONTARMI ANCORA DELLE TUE DONNE E RICOMINCERÒ DA CAPO, HAI CAPITO?».
Riappese."

Charles Bukowski - Donne


Cazzarola, dovrei fare così anche io.....

manubarahunda
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categoria : libri, bukowski
domenica, 21 settembre 2008, ore 14:06



manubarahunda
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categoria : musica, queen
lunedì, 25 agosto 2008, ore 19:06

Sarà che non ho più voglia....
Eppure ne ho fatte di cose in questo periodo, ho fatto dei viaggi, ho conosciuto persone (.......stendiamo un velo pietoso.....), ma mi sono un tantino rotta i coglioni. Di tutto. Soprattutto di certe stronzate.
Vorrei che bastasse una gomma. Per cancellare tutto, fare tabula rasa e ricominciare da zero.
Uff.
Mia Irlanda mi manchi.
Forse è di nuovo ora di tatuarsi.
manubarahunda
sabato, 05 aprile 2008, ore 16:20

I'll be your mirror
reflect what you are
in case you don't know
I'll be the wind, the rain and the sunset
the light on your door
to show that you're home

When you think the night
has seen your mind
that inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'cause I see you

I find it hard
to believe you don't know
the beauty you are
But if you don't
let me be your eyes
a hand to your darkness
so you won't be afraid

When you think the night
has seen your mind
that inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'cause I see you

I'll be your mirror

 
 

Sarò il tuo specchio

Rifletterò quello che sei

Nel caso non lo sapessi

Sarò il vento, la pioggia e il tramonto

La luce alla tua porta

Per mostrare che sei in casa

Quando credi che la notte

Abbia visitato la tua mente

Che dentro sei confuso e abbruttito

Lascia che ti mostri che sei cieco

Tira giù le mani

Perché ti veda

Trovo difficile

Credere che tu non sappia

La bellezza che sei

Ma se non lo sai

Lascia che io sia i tuoi occhi

Una mano nel tuo buio

Perché tu non abbia paura

Quando credi che la notte

Abbia visitato la tua mente

Quando dentro sei confuso e abbruttito

Lascia che ti mostri che sei cieco

Tira giù le mani

Perché ti veda

Sarò il tuo specchio

 

manubarahunda
martedì, 01 aprile 2008, ore 19:19

Dolce è il dolore che porti negli occhi,
quanto il perdersi dentro di te.
Ed il lieve infuriare di rabbia che porti
aggrappata alla fragilità
Dormi che è meglio pensarci domani
alla muta distanza che scorre tra noi
quando non sei vicino a scaldare i miei sogni,
quando i sogni nemmeno son qui
Dormi che è meglio
dormi che è meglio
dormi che è meglio
dormi che è meglio così.
Non immagini quanto sia dolce sfiorare
dai tuoi incerti sorrisi la felicità

Anche solo per pochi secondi capire
che qualcosa di buono c’è in me

Dormi che è meglio
dormi che è meglio
dormi che è meglio per noi.
Dormi che è meglio
dormi che è meglio
dormi che è meglio così
manubarahunda
sabato, 08 marzo 2008, ore 12:02

manubarahunda